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“SUCA” e “800A” nel dialetto e nell’italiano colloquiale: detabuizzazione e polisemia di un disfemismo siciliano, tra diafasia e diamesia
2020
Vine analizzata, dal punto di vista lessicografico e sociolinguistico, la parola di origine dialettale SUCA e la sua risalita nell'italiano regionale e nell'italiano colloquiale nonché la sua trasformazione grafica in 800A . Viene mostrata la sua vitalità, in prospettiva difasica e diamesica, nel dialetto siciliano, nell'italiano regionale di Sicilia, nell'italiano giovanile e colloquiale dell'Italia linguistica contemporanea,, nei mass media, nella CMT, nelle scritture esposte, negli usi letterari, nel linguaggio delle tifoserie calcistiche, nella marchionimia, nel linguaggio dei gesti.
Le parole del tempo perduto. Ritrovate tra le pagine di Camilleri, Sciascia, Consolo e molti altri
2016
Le parole del tempo perduto sono quelle che oggi si sentono sempre meno. Quelle che le generazioni di quarantenni e di cinquantenni, nel corso della loro infanzia, hanno avuto, qualche volta, l’occasione di sentirle pronunciare dai più anziani. Sono parole solo siciliane o solo meridionali (parole, cioè, che non esistono nell’italiano o che vi sono giunte dal dialetto). Parole in grado di “raccontare”, in un quadro affascinante e straordinario, la “specificità” della millenaria storia culturale della più grande isola del Mediterraneo. Di esse si racconta la storia e “se ne parla” giocando e ironizzando, per quanto possibile, con i loro significati e con “i modi di dire” nei quali vivono, co…
Le figure orrifiche dell’infanzia in Sicilia, tra archetipi, geosinonimia e tabuizzazione. Una ricognizione tra le schede del VS
2021
La paura è una condizione ancestrale che pone l’uomo di fronte ai propri limiti insuperabili, all’impotenza, al rapporto con la morte, alla malattia, ai disastri.Ma la paura è anche una condizione che si può indurre per controllare altri uomini, ridurli in uno stato di acquiescenza e annullamento della volontà. L'articolo è il frutto di una ricognizione lessicografica sul Vocabolario siciliano (1977-2002) di tutti i lessemi connessi alle figure che incutono terrore e che venivano usati tradizionalmente in Sicilia per inibire le azioni, soprattutto, dei bambini. Il corpus è stato analizzato, in seguito, in base al metodo dell'iconomia, a seconda delle immagini mentali che sono implicite nell…
Dinamiche della percezione comunitaria attraverso i soprannomi etnici. Da Pitrè a oggi, in Sicilia.
2012
I soprannomi etnici costituiscono, in Sicilia, uno strumento onomastico privilegiato per cogliere le dinamiche della percezione intercomunitaria. Essi, infatti, disegnano, attraverso i tratti che si ritengono salienti, i caratteri, denotativi e connotativi, dei diversi centri. Analizzando il corpus di Pitrè, raccolto alla fine del XIX secolo, e il corpus odierno, raccolto all’interno del progetto DASES, è possibile cogliere il cambiamento, ma anche la persistenza di alcuni tratti, da quelli ergologici e quelli alimentari, da quelli comportamentali a quelli economici. Ciò consente di valutare cosa sia cambiato e cosa si sia mantenuto, che cosa le comunità continuino a stigmatizzare e quali e…
I NORMANNI IN INGHILTERRA E IN SICILIA. UN CAPITOLO DELLA STORIA LINGUISTICA EUROPEA
PAROLE MIGRANTI TRA ORIENTE E OCCIDENTE
2015
L’immagine che oggi il Mediterraneo offre è lungi dall’essere rassicurante. Ai nostri giorni si può dire che le sue opposte rive non abbiano in comune che le loro insoddisfazioni. E sempre più si percepisce questo mare come spazio di attraversamenti intollerati. Percepire il Mediterraneo partendo dal suo passato rimane tuttavia un’abitudine tenace, e a volte viene da pensare che la retrospettiva prevalga sulla prospettiva. La retrospettiva è però irrinunciabile, oggi più che mai. E lo è nel momento in cui la realizzazione di una convivenza in seno ai territori multietnici, là dove si incrociano e si mescolano culture, religioni, lingue diverse, conosce sotto i nostri occhi uno smacco crudel…
Arabismi di ambito agricolo e alimentare in Sicilia e nel Mediterraneo
2017
L’immagine del Mediterraneo come luogo di migrazioni, incontri e attraversamenti culturali pluridirezionali è nelle parole di Ferdinand Braudel quando lo definisce «non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre». Ma la complessità “disegnata” da Braudel si mostra ancora più intricata quando si guarda alla lingua con le sue forti dinamiche variabili. Come ha più volte osservato Giovanni Ruffino, per il linguista può essere utile adottare la formula «lingue circolari/lingue marginali» o, ancora meglio, la formula «correnti marginali e correnti circolari di lingua e cultura», per riferirsi a una molteplicità di condizioni lingui…